Bartolomeo
Maestro Bartolomeo, di poco posteriore a Giovanni Afflacio, fu autore di una Pratica in cui troviamo per la prima volta un'attenzione a principi teorici generali che precede l'analisi delle singole malattie. Scrive il maestro: "La medicina pratica si divide in due parti: la scienza che conserva la salute e quella che cura la malattia. La scienza che conserva la salute è stata molto coltivata dai medici antichi, dal momento che conservare la salute è cosa che si può fare meglio e con più certezza che non ripristinare la salute, una volta che è andata perduta. La scienza che cura la malattia si divide in tre parti: conoscenza delle malattie, conoscenza delle condizioni morbose da cui derivano le malattie, conoscenza di come e dove si deve intervenire per curare le malattie." (De Renzi, Collezione Salernitana, 1852-59, IV, pag. 321) Si deve a Bartolomeo un considerevole contributo allo sviluppo della Scuola ed al suo avvicinarsi a una visione più strettamente scientifica e filosofica della medicina. Il maestro dimostra di avere gran conoscenza della filosofia aristotelica, forse attinta direttamente dai testi greci. Le citazioni riguardano problemi filosofici basilari, come quello della collocazione della medicina nel sistema delle scienze e della sua identificazione con la filosofia naturale.