Costantino l'Africano
Il sapere della Scuola si arricchisce di nuove cognizioni nel secolo XII, quando si diffonde l'opera di Costantino Africano, primo divulgatore in Occidente della scienza medica islamica. Dopo una vita di studi e di viaggi che lo portarono in Persia, in Arabia e nella Spagna arabizzata, Costantino approda nella metà del secolo XI a Montecassino dove si dedica alla traduzione dall'arabo di numerosi trattati di medicina classica, ebraica e islamica. Pietro Diacono nell'opera De Viris Illustribus fornisce un dettaglato elenco delle sue opere: accanto alle traduzioni di trattati di Isacco Giudeo sulle urine, sulle diete e sulla febbre, delle Isagoge e del De Oculis di Iohannizio, compaiono molti trattati, tra cui il De Anatomia, la Pratica, il Cyrurgia, il De Ginegia, il De Gradibus, che hanno alimentato a lungo la disputa tra gli studiosi sull'essere sue opere originali o plagi: Di Ippocrate tradusse gli Aforismi, i Pronostici, il trattato sulle malattie acute, tutti con i commenti di Galeno, di cui aveva tradotto l'Ars Parva ed altri trattati. Tali opere erano già note nel mondo occidentale, ma la diffusione che conobbero valse ad accrescere l'interesse per la dottrina aristotelica, di cui erano impregnati, contribuendo così alla nascita della Scolastica. Ma soprattutto in campo farmacologico la Scuola risente dell'influsso di Costantino: la sua traduzione del Kitab-Al-Maliki di Alì-Ibn-Abbas, uno dei più importanti trattati di medicina araba, conosciuto come Pantegni, arricchisce il prontuario di rimedi salernitana di una vasta gamma di prescrizioni, fino ad allora sconosciute. Non si sa se Costantino abbia insegnato a Salerno, ma forse nella trasmissione delle sue traduzioni alla Scuola un ruolo importante fu giocato da Giovanni Afflacio, autore del Liber Aureus.