Mauro di Salerno
Nell'opera di Ferdinando Ughelli il Magister Maurus viene citato per la prima volta in un documento del 1237, mentre Salvatore De Renzi indica come anno di attività, de medico salernitano, il 1270. Tra le diverse opere che, nel corso dei secoli, sono state attribuite al Maestro Mauro di particolare importanza risulta il Tractatus de urinis, parte probabilmente di un'opera più ampia riguardante la semiotica e la piretologia. Nel De Urinis Mauro dà tutte le indicazioni per un corretto esame uroscopico. Oltre al colore del sedimento, osserva anche le quattro sezioni di urina corrispondenti alle parti del corpo umano. Ugualmente significative sono le Glosule Amphorismorum secundum Magistrum Maurum, specchio delle dottrine professate dal Maestro salernitano e dell'abbondanza del suo sapere. Singolari gli insegnamenti di Mauro circa le ore in cui somministrare i vari rimedi in considerazione del predominio dei diversi umori, come le considerazioni intorno alla furiositas dell materia. Egidio di Corbeil cita i dogmata Mauri, individuandovi i principi generali anatomici, fisiologici, diagnostici, terapeutici, che diressero la medicina salernitana in quel tempo. Tutti i corpi della natura, dice Mauro, sono composti dei quattro elementi e la loro varietà deriva dalla diversa composizione e proporzione, onde variano le forme delle parti, le virtù e le azioni. Nell'uomo poi tutto si perfeziona per la bellezza delle forme, l'intuito della verità e la partecipazione dell'anima immortale. Mauro fu autore di un commentario ad un gruppo di testi classici costituiti dall'Isagoge di Johannitius nella traduzione di Costantino, dagli Aforismi e dai Pronostici di Ippocrate, dal De Urinis di Teofilo, dal De Pulsibus di Filerete e dall'Ars Parva di Galeno. Tale corpus, oggetto di studio e di commento a Salerno già dalla seconda metà del sec. XII, viene adottato dal sec. XIII in poi come manuale d'insegnamento anche a Napoli e a Parigi. Nel XIII - XIV secolo esso viene stampato col nome di Articella e utilizzato fino al XVIII secolo.