Niccolò Salernitano
Vissuto tra l'XI ed il XII secolo fu autore di un completo prontuario farmaceutico: l'Antidotarium, largamente usato presso la Scuola. Quest'opera, il cui nucleo originario risale al sec. XI, può essere collocata tra le post-costantiniane, per gli influssi della medicina araba che si riscontrano. Infatti nei rimedi salernitani appaiono sostanze proprie della farmacopea araba, dalla mirra al tamarindo, la noce moscata e i fiori di garofano. Da esse hanno origine gli sciroppi, gli giulepi, gli alcool, le aldeidi – tutte parole arabe – come pure i nuovi e piacevoli solventi dei rimedi: l'acqua di rose e l'acqua di arance. L'Antidotarium, che è un compendium in cui vengono esposte le proprietà e le diverse composizioni degli antidoti, viene scritto – per dichiarazione dell'autore stesso – con uno scopo soltanto pratico. In esso è nominata la Spongia Soporifera mediante la quale veniva inalata una sostanza narcotica per anestetizzare: oppio, giusquiamo, mandragola, cicuta, rovo, lattuga ed edera. Quando il medico voleva risvegliare il paziente doveva instillargli del succo di finocchio nelle narici.