Ruggero da Frugardo
Nella prefazione al primo libro dell'opera Pratica chirurgiae, conosciuta anche come Rogerina, Ruggiero inaugura il primo documento di chirurgia nazionale, scritto, nei primi anni del XII secolo, per raccogliere la pratica degli "egregi dottori" salernitani. Secondo il De Renzi il trattato presenta una chirurgia di tradizione e non di erudizione, un'opera di fatti e non di opinioni. Sulle origini di Ruggiero si è molto discusso, sul suo essere salernitano o parmense, ma l'idea di intendere la chirurgia come una scienza è tutta salernitana. La Rogerina si articola in quattro libri dedicati alle quattro parti del corpo: nel primo volume tratta delle malattie della testa, nel secondo di quelle del collo, nel terzo di quelle delle estremità superiori, del petto e dell'addome e nell'ultimo delle patologie delle estremità inferiori, della lebbra e dello spasmo. La trattazione anatomica è accurata e denota uno studio praticato in particolare sui maiali. Si rinvengono descrizioni accurate di pratiche chirurgiche riguardanti la sutura dei vasi sanguigni con fili di seta, la cura delle lesioni viscerali nella traumatologia aperta dell'addome, le tecniche della trapanazione del cranio e la terapia medica del gozzo con spugne ed alghe contenenti iodio.