Ursone
Attivo nella prima metà del XII secolo, Ursone scrive le Regulae urinarum, un'opera dedicata ad indicare i canoni precisi che regolano la minuziosa metodica della uroscopia. L'urina, provenendo dall'interno può fornire al medico significative indicazioni sull'aqua vivimus, che è sede della vita e della salute ed è originata dall'eucrasìa, ossia la buona mescolanza dei quattro umori. Il De Renzi ipotizza che Ursone possa aver scritto anche un'opera di farmacologia, secondo quanto ricordato da Francesco di Piedimonte, medico di Re Roberto d'Angiò, che fa riferimento ad un syrupus di Ursone ottimo per le occlusioni epatiche; da Arnaldo da Villanova che menziona le sue pillule ad quamlibet artheticam e dal Maestro Plateario che, nel capitolo De artetica, cita le pillulae magistri Ursonis.